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Lei ha affermato che il “Summorum Pontificum” è la base del “Piano Marshall” di Benedetto XVI per la Chiesa, ma la definizione “Piano Marshall” implica la ricostruzione dalle fondamenta. Può descrivere questo piano e il ruolo che crede abbia in esso la Messa tradizionale in latino?
Padre Zuhlsdorf: Per quanto possano essere utili, le analogie zoppicano un po'. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno ricostruito l'Europa devastata dalla guerra sia per ragioni umanitarie che per avere partner commerciali e un forte baluardo contro il comunismo.
Dopo il Concilio Vaticano II molte sfere della Chiesa sono state devastate e sconvolte dal dissenso interno, con una perdita di continuità con la nostra tradizione, e dall'erosione da parte del secolarismo e del relativismo del mondo moderno prevalente.
Il Cardinale Joseph Ratzinger si è preoccupato per anni della perdita dell'identità cristiana, che è alla base della civiltà occidentale. Ora credo che Papa Ratzinger stia lavorando per rinvigorire la nostra identità cattolica, all'interno della Chiesa stessa tra i suoi membri e le sue sfere d'azione, perché possiamo resistere alle influenze negative del secolarismo e del relativismo.
Solo con un'identità solida possiamo, come cattolici, avere qualcosa di positivo e salutare da offrire al mondo, una voce chiara per dare importanti contributi nella sfera pubblica.
La nostra identità come cattolici è indissolubilmente legata al modo in cui preghiamo come Chiesa. Per dare forma e forza alla nostra identità cattolica in questi tempi difficili, abbiamo bisogno di un autentico rinnovamento liturgico che ci riporti alla nostra tradizione, mantenendoci in continuità con le profonde radici della nostra bimillenaria esperienza cristiana.
Contrariamente a quanto sostengono i più progressisti, “la cosa cattolica” non è iniziata negli anni Sessanta. Benedetto XVI ci sta guidando verso una visione più salutare della dottrina della Chiesa, della storia, dell'adorazione pubblica e della nostra identità come cristiani. Non ci può essere vero cambiamento in vista di un futuro migliore senza continuità con il nostro passato. La liturgia è la punta della lancia.
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Scena I - Terrazzo di casa, in scena Nonna e Nipote (anni tre e mezzo)
Nonna – Stasera andiamo a fare la spesa ai “Granai”
Nipote – Andiamo anche all’Upim? (Il nipote sa che nel Supermercato “Granai” c’è in galleria l’Upim)
Nonna – Mmmmm...
Nipote – Mi compri un aeroplanino all’Upim?
Nonna – Non una macchinina?
Nipote – No, quelle le ho già, invece l’aeroplanino mi manca
Nonna – Va bene, ma che costi poco...
Scena II - Uscita dal supermercato, in scena Nonna e Nipote
Nipote – Perché non c’erano gli aeroplanini?
Nonna – Eh, li avranno finiti...
Nipote – Ed io cosa ho comprato?
Nonna – Lo sai che cosa hai voluto
Nipote – La macchinina?
Nonna – Sì, la macchinina.
Nipote – Perché ho comprato la macchinina?
Eh, già si chiede perché ha voluto la macchinina, speriamo che da grande si chieda perché desidera qualcosa che una volta ottenuta o lo soddisferà per qualche tempo o non lo soddisferà affatto...
Ho la casa piena di vermini. Sì, sì, vermini lunghi al massimo due centimetri, scuri, sul verde-marrone. Non so da dove vengano, non mi era mai successo di vederli. La cosa strana è che vanno tutti verso l'alto. Camminano verso il soffitto, almeno che non siano caduti e allora me li ritrovo per terra. Qualcuno ha detto che è colpa delle pioggie di giugno; qualcuno ha detto che sono larve di farfalline, qualcuno sostiene che sono impazzite perché hanno sistemato delle tubature in qualche via qui vicino. Sta di fatto che il centro storico è pieno.
Poi mi si sono ammalate le rose. Da un giorno all'altro le rose sono piene come di ragnatele; le foglie bucherellate, ma i boccioli continuano a nascere, quindi le radici stanno bene. Stamattina ho notato che han buttato fuori foglie nuove e sane, speriamo durino. Intanto continuo ad innaffiarle nella speranza che i parassiti cuociano al sole del terrazzo-fornace.
Poi c'è quella gatta che non ci appartiene ma ogni giorno viene sul nostro terrazzo e quando torno a casa e apro le persiane...maoooo...maooo...uff, perché non te ne vai a casa tua? Guarda quanto pelo perdi...uff, però è grazie a lei che sono spariti i piccioni. L'altro giorno è passata su un tetto con una rondinina in bocca, brava cacciatrice.
Perché racconto tutto questo? Leggo: «Sono passeri lunghi dieci centimetri, come ce ne sono a milioni. Il loro capo è grande quanto il pollice di un uomo. Chi guarda la sapienza e la fatica in quel nido non può non domandarsi, come un bambino: ma chi insegna agli uccelli? (Domandò provocatorio Dio a Giobbe: «Chi prepara al corvo il suo pasto, mentre i suoi nati gridano a Dio e si agitano senza nutrimento?»).
È l’istinto, risponderà senza stupore un distratto. Già, ma cos’è l’istinto? Come può la materia darsi un ordine, e leggi? L’eco del divino è immanente in quel nido nel bosco, come una tacita domanda. Scrisse san Bernardo: «Le foreste ti insegneranno più dei libri. Gli alberi ti diranno cose che non imparerai dagli scienziati». Basta restare zitti, a guardare» da questo articolo e allora mi son detta che anche la realtà che mi sta di fronte avrà il suo perché...che i miei "alberi" mi diranno cose che non imparerei nemmeno da scienziati.
Per chi non era ancora nato o era nato da poco non è facile farsi un'idea di cosa fu per la società italiana il "referendum sul divorzio". Per non parlare di chi oggi è cattolico, ma - appunto - non ha vissuto quell'evento infausto. I casi sono due o è ottenebrato dalla mentalità comune e pensa che quell'evento non poteva essere evitato, o cerca spiegazione sul perché i cattolici si divisero così apertamente e in alcuni casi anche aspramente.
Quindi questo post non nasce per discutere del "Referendum sul divorzio", ma per capire cosa successe nel seno della Chiesa e tra i cristiani in quella prima metà degli anni Settanta e quali furono le conseguenze. Ce lo racconta mons. Biffi:
«Con la legge del 1 dicembre 1970 fu introdotta anche in Italia l'Istituto del divorzio.
Nella millenaria storia della nazione si trattava di una svolta di eccezionale rilevanza. Il principio dell'indissolubilità del matrimonio - che arginava con notevole efficacia gli impulsi egoistici degli adulti [...] - aveva iscritto nella coscienza del popolo un alto ideale di famiglia, premessa di ogni stabilità.
[...] Tuttavia il mondo cattolico non si sgomentò troppo per questo mutamento inquietante; forse si cullava nella previsione che la vera partita si sarebbe giocata al momento del referendum abrogativo.
Per tale referendum furono raccolte di slancio le firme di richiesta, che arrivarono sùbito a 1 milione e trecentomila (segno che nel 1970 il mondo cattolico dimostrava ancora qualche vitalità). Fosse stato possibile procedere allora alla consultazione, i divorzisti avrebbero avuto qualche speranza in meno. Si fece di tutto per rimandarla al massimo, fino a provocare un opinabile scioglimento anticipato delle camere (ed era la prima volta che avveniva).
E così il referendum fu fissato addirittura per il maggio 1974.
La dilazione fu fatale. In quei tre anni e mezzo la crisi ecclesiale si era andata estendendo. La multiforme contestazione aveva intensidicato i suoi influssi, le intemperanze "teologiche" aveva contagiato ambienti sempre più numerosi, l'associazionismo cattolico classico era quasi irreperibile.
[...] Ai nostri livelli, a farsi sentire erano praticamente soltanto i difensori del divorzio. Ho avuto qualche aiuto unicamente dai cristiani semplici e ricchi di fede, che magari non avevano mai letto il Deuteronomio o la Gaudium et spes, ma conoscevano le parole di Gesù e ancora pensavano che fosse giusto seguire le indicazioni dei propri pastori.
Era per me una pena grandissima il vedere molti cattolici fervidi, colti, generosi, dalla testimonianza cristiana ineccepibile [...] che di punto in bianco erano passati al campo di Agramante. E portavano ragioni nobilissime: soprattutto quella che non bisognava sottoporre i non credenti a una legislazione e a una visione del matrimonio che erano proprie dei credenti.
E poi - dicevano, con la solità capacità di "leggere i segni dei tempi" - non era il caso di preoccuparsi, perché "tanto i crisitani non avrebbero mai divorziato"; profezia che ognuno vede come si sia avverata.
A disarmarci del tutto, giunse la sorprendente notizia che all'Università Cattolica del Sacro Cuore il rettore, Giuseppe Lazzati, aveva concesso ai paladini del divorzio uno spazio nell'ateneo per esporre i loro argomenti e l'aveva invece negato al professor Sergio Cotta, che chiedeva a nome dei promotori del referendum di spiegare le ragioni per dire "sì" all'abrogazione della legge. Il rifiuto era "per motivi di ordine pubblico", si scusava Lazzati; bella università "cattolica", veniva da dire, e bell'esempio di coraggiosa militanza ecclesiale.
[...] Era certamente lecito a tutti non condividere l'opportunità dell'iniziativa referendaria [...]. Ma una volta che il confronto era in atto, nessuno dei veri discepoli del Signore Gesù poteva esimersi dall'obbligo di darsi da fare, perché il matrimonio indissolubile restasse difeso nella legislazione italiana.
[...] Sapevo che molti avevano votato "no" per offrire un rimedio ad alcune situazioni pietose. Ma mi aveva illuminato da tempo una considerazione di Chesterton su ciò che già era accaduto nel mondo anglosassone, dove il divorzio [...] aveva radicalmente cambiato l'idea stessa di matrimonio e di famiglia. "La Chiesa aveva ragione - dice il grande scrittore - nel rifiutare anche le eccezioni, e le eccezioni sono diventata la regola"».
[pp. 211-212]
[5 - continua]
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«Have thine own way Lord have thine own way thou arty the potter I am the clay», procedi nel tuo cammino o Signore procedi nel tuo cammino tu sei il vasaio ed io sono l'argilla...
È un versetto che la vecchia coreana de "Io sono l'argilla" di Chaim Potok ripete sovente perché sa che è una preghiera degli "spiriti stranieri" e allora perché non pronunciarla insieme alle sue preghiere rivolte agli spiriti dei suoi antenati?
I personaggi de "Io sono l'argilla" sono due poveri vecchi in fuga dai coreani del Nord, profughi che cercano di salvare le loro poche cose su un carretto lungo la penisola coreana, e un ragazzino, trovato moribondo in un canale. La donna lo prende con sé, lo cura, gli dona l'amore;
Il vecchio è il personaggio più interessante, dal cinismo di vedere il ragazzo come un intralcio, come "una pietra al collo", si smuove nel vedere l'amore della donna per quel ragazzo: «La donna, sveglia sotto le imbottite e incapace di muoversi per il freddo, lo guardò smarrita. Il cuore gli venne meno a quello sguardo ed egli si spaventò di un sentimento di pietà che non gli era familiare», fino al momento decisivo: «perché non si era sposato di nuovo quando era ormai chiaro che [la moglie, ndr] non avrebbe potuto aver figli; c'era stato nei suoi sentimenti per lei qualcosa di profondo, più fondo che la mera convenienza del matrimonio? [...] e una mattina, mentre guardava il ragazzo [...] avvertì in fondo a se stesso una svolta lenta e tortuosa e poi un aprirsi di porte su recessi sempre più profondi dentro di sé, grotte dentro grotte, e il cuore prese a battergli forte, e si chiese se questo era ciò che intendevano con la parola amore, parola che aveva sentito pronunciare ogni tanto, una sensazione sconcertante di calore e tremore e vicinanza che adesso provava per questo ragazzo».
Ciò che muove la donna è il desiderio di donare amore, un desiderio amputato da ricordi tristi; il ragazzino, da parte sua, non è mosso solo da riconoscenza, è mosso dal desiderio di amare e di essere amato e fa tutto per amore dei vecchi. Tutti sono argilla nelle mani di altri vasai, tutti sono vasai per gli altri. E poi c'è il Vasaio...
Sta cosa della libertà mi sta persiguitando, e solo ora comincio a capirci qualcosa. Prendiamo certe definizioni di "libertà" che si trovano in "Si può vivere così?" di don Giussani:
«La libertà [...] è il rapporto con l'infinito, con Dio, il rapporto realizzato col Mistero. La libertà è la capacità di raggiungere il destino, la libertà è il nesso, il rapporto con il destino ultimo, è la capacità di raggiungere Dio come destino ultimo».
«La libertà è il favorire la disponibilità intellettuale, affettiva e creativa a partecipare e a corrispondere alla Presenza che ha dettato il tuo inizio»
Se uno non ci rimugina su e non ne discute non è facile venirne fuori, abituati come siamo a parlare di libertà come "essere liberi di fare il ca**o che vogliamo". Poi, anche il Papa te la butta lì, senza tanti giri di parole a confermare ciò che discutiamo da mesi:
«Occorre solo capire il dinamismo dell’essere umano che si realizza solo uscendo da se stesso; solo in Dio troviamo noi stessi, la nostra totalità e completezza. Così si vede che non l’uomo che si chiude in sé è uomo completo, ma l’uomo che si apre, che esce da se stesso, diventa completo e trova se stesso proprio nel Figlio di Dio, trova la sua vera umanità.
[...] Solo chi può dire "no" sarebbe realmente libero; per realizzare realmente la sua libertà, l’uomo deve dire "no" a Dio; solo così pensa di essere finalmente se stesso, di essere arrivato al culmine della libertà. Questa tendenza la portava in se stessa anche la natura umana di Cristo, ma l’ha superata, perché Gesù ha visto che non il "no" è il massimo della libertà. Il massimo della libertà è il "sì", la conformità con la volontà di Dio. Solo nel "sì" l’uomo diventa realmente se stesso; solo nella grande apertura del "sì", nella unificazione della sua volontà con quella divina, l’uomo diventa immensamente aperto, diventa "divino". Essere come Dio era il desiderio di Adamo, cioè essere completamente libero. Ma non è divino, non è completamente libero l’uomo che si chiude in sé stesso; lo è uscendo da sé, è nel "sì" che diventa libero; e questo è il dramma del Getsemani: non la mia volontà, ma la tua».
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Ok, quindi, "La libertà non è star sopra un albero... la libertà è partecipazione", partecipazione all'infinito.
Mi alma canta,
canta la grandeza del Señor
y mi espiritu
se estremece de gozo en Dios,
mi Salvador. (2v)
Porque mirò con bondad
la pequeñez de su servidora, (2v)
en adelante todas la gentes
me llamaran feliz, me llamaran feliz,
me llamaran feliz!
Mi alma canta... (1v)
Derribò del trono a los poderosos
y elevò a los humilides,
colmò de bienes a los hambrientos
y despidiò a los ricos
con las manos vacias.
Mi alma canta,
canta la grandeza del Señor
y mi espiritu
se estremece de gozo en Dios,
mi Salvador.
Mi alma canta... (1v)
mi Salvador.
[Gen Verde]
Ahi, ahi, ahi. Carissimi Coldplay, che mi combinate? Vabbhé, lo sapevo che eravate un po' 'politically correct', anti-qui e anti-là, che non volete che le vostre canzoni siano utilizzate in spot commerciali, ecc. ecc., però vi ascoltavo lo stesso...
Ma ora che mi fate? Mi intitolate il vostro ultimo lavoro "Viva la vida" e poi mettete in copertina un'immagine apologetica della rivoluzione francese? Vabbhé, forse c'è dell'ironia (non credo), ma accostare un "Viva la vida" con la rivoluzione francese, trionfo della morte, mi fa salire un conato di vomito, e che ca**o...