mercoledì, 11 novembre 2009
Mentre si discute ancora della sentenza sul Crocifisso, nelle vie della città cominciano ad apparire le luminarie. Ancora spente, ma già appese. In alcuni centri commerciali è già in vendita "l'indispensabile" per vivere il Natale. Fra poco inizieranno anche gli spot con le melense canzoncine natalizie.
Non siamo disturbati troppo da questo, anche se ne percepiamo in qualche modo l'ipocrisia. Ma è giusto che il Natale arrivi dove il Crocifisso è allontanato. Tutto nasce da lì, da quell'Incarnazione che è già Crocifissione, l'infinito nel finito, la regalità nella povertà, Dio in un poppante. Un poppante "deposto" in una mangiatoia. La persecuzione, la morte intorno ad una Buona Notizia che si espande di bocca in bocca, di pastore in pastore, ma non accolta dal Palazzo del tempo.
Venga il Natale con le sue luci, perché in esso c'è anche il Crocifisso. Ma per ora il Natale non si tocca. Per ora.
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categoria:taccuino
martedì, 10 novembre 2009

La professoressa scrutava l'elenco. Gli occhi scorrevano in su e in giù. Indecisi su quale nome soffermarsi.
Mai vi era stato così tanto silenzio in quella classe.
Tutti temevano di sentire pronunciare il proprio nome. Anche quelli preparati.
I meno studiosi cercavano di utilizzare la propria forza del pensiero per condurre l'insegnante su un nome che non fosse il proprio.
In particolare Valentina, quell'insignificante studentessa della penultima fila, sentiva sempre di più aumentare il sudore delle mani. Il cuore aveva un ritmo da tachicardia. Stringeva la mandibola. E rivolgeva il proprio sguardo al crocifisso posto sopra la cattedra: "Ti prego, non oggi. Ti prometto che mi preparo per la prossima volta, ma non oggi, non oggi, non oggi". Il cuore stava impazzendo.
"Ravanelli".
Valentina sentì un tonfo al cuore. Una vampata di calore salirgli al volto e una voglia di piangere repressa a fatica.
Alzò lo sguardo e chiese tra sé: "Perché?".
Poi si alzò e andò alla lavagna con le gambe tremanti, non sapeva decidere se più per l'interrogazione o per quella grande domanda rimasta delusa.
Fece una figuraccia: l'ennesimo 4 di quell'anno balordo.
Tornata al suo posto guardò fisso il crocifisso. Si sentiva bastonata due volte. Emotivamente pensò di non rivolgersi mai più al crocifisso.
Ma subito si rese conto di non averlo mai guardato in quel modo tanto desideroso di lui. Sì, era delusa, ma sempre più consapevole che la sua richiesta era un po' come quel "Se sei Figlio di Dio, scendi da quella croce".
Invece le era stato riservato un posticino sulla croce accanto a Lui quel giorno e Valentina non avrebbe più smesso di scrutare quel crocifisso e non avrebbe più preteso che il crocifisso mettesse una pezza alla sua pigrizia.

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categoria:taccuino
lunedì, 09 novembre 2009
"Allora il popolo venne a Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, rstava in vita".
[Num 21, 7-9]

 
[Tintoretto, Miracolo del serpente di bronzo - Venezia]

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categoria:silenzi
sabato, 07 novembre 2009

"Il «Crocifisso» di William Congdon è il ricettacolo della maledizione, della morte infamante, dell'agonia umana, anzi è la carne, il corpo, epifania di come noi uomini siamo malati di follia, disfatti dal peccato, perduti nell' abisso dei nostri amori mancati e sbagliati, comunque sempre incapaci, impotenti ad avere una pienezza. «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Salmo 22,1), ma anche «Dio mio, Dio mio perché ti sei abbandonato e sei precipitato facendoti uno di noi?». E la risposta della fede è semplice, senza spiegazioni possibili: «Per amore!»".
[Leggi tutto]
 

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categoria:silenzi
venerdì, 06 novembre 2009

Qualche aggiornamento sulla farsa dell'accordo raggiunto in Honduras.

Alcune agenzie di stampa, giorni fa (esempio), parlavano sì di accordo raggiunto tra le due controparti, cioè tra il legittimo governo Micheletti e il legittimamente defenestrato Zelaya (non meravigliatevi se la stampa inverte i fattori), senza però particolari approfondimenti. Il piccolo stato americano ha dovuto cedere alla pressioni degli Stati Uniti, anzi, di Ms. President Obama, e della maggior parte dei paesi sudamericani, uniti da un novello (ma non poi tanto) Patto di Varsavia e dell'ONU?

Purtroppo pare di sì. C'è da dire però che alcuni fatti ci danno ancora un barlume di speranza. Il primo è che le prossime elezioni dovrebbero ottenere il riconoscimento dalla comunità internazionale. Il secondo una possibile exit-strategy degli USA:

«[...] E’ probabile che questo cambiamento di atteggiamento della segreteria di stato sia dovuto alla impossibilità di Barak Obama di difendere le sue azioni di fronte ad un consistente gruppo di congressisti che disapprova che “senza alcuna base legale si stia “minando la democrazia” in Honduras ed esige che le prossime elezioni vengano riconosciute ufficialmente.

Anche il “Congressional Research Service” si è espresso già da agosto con chiarezza e senza riserve nel dichiarare legittime le azioni e compiute dalla magistratura, dall’esercito e dal congresso il 28 giugno quando hanno deposto ed arrestato Zelaya. Il report allegato è sufficientemente oggettivo e super partes da segnalare che l’unico atto contrario alla costituzione è stato l’esilio, cioè Zelaya doveva essere condotto in prigione e non lasciato libero all’estero».
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Ma il barlume di speranza è piuttosto fiacco, causa altri interrogativi:

«[...] Come reagiranno Zelaya ed i suoi sostenitori qualora il congresso gli neghi la restituzione?
Come eserciterà il potere Zelaya se fosse restituito al potere?
Non è dato rispondere a tali domande, ma chi conosce Zelaya ed il valore delle sue promesse teme entrambi gli scenari.
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Intanto, mentre si continua a parlare di golpe riferendosi alla destituzione di Zelaya, e di violenze nei confronti dei sostenitori di quest'ultimo, in realtà i rapimenti e le uccisioni avvengono nella parte avversa. Addirittura è stato ucciso il nipote di Micheletti. Se si cerca la notizia nell'archivio del Corriere, non si trova nulla.

Sulla situazione si è espresso anche il blog di Cab.

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categoria:cronache
mercoledì, 04 novembre 2009

1. Da decenni le chiese che vengono costruite in città, paesi, quartieri, non sono più a croce latina, men che meno a croce centrale, gioielli di architettura. Non lo sono quelle delle grandi "Archistar", figuriamoci quelle di architetti di periferia che imitano le "Archistar" (questo anche perché - sia chiaro - i committenti, cioè le Curie, probabilmente non ritengono necessario che le chiese abbiano un vago richiamo alla croce);
2. Sull'altare non è più presente la croce e se c'è è a lato, piccola, ben nascosta.
3. Anche dietro l'altare è difficile vedere il crocifisso e se c'è, la croce è senza crocifisso (protestante), o il crocifisso senza la croce...
4. Alla maggior parte dei bambini non viene insegnato il segno della Croce se non quando essi iniziano a frequentare il catechismo (sempre che lo inizino a frequentare e i genitori non ritengano troppo impegnativo per i fanciulli imparare il segno della croce e sempre che le catechiste siano in grado di insegnarlo e lo vogliano insegnare...);
5. Una volta imparato a farlo velocemente, a mo' di scimmia, con gomito inchiavardato al busto, avambraccio fermo e polso rigido (il "Padre" è sulla fronte, il "Figlio" sul collo - se va bene -, lo "Spirito" è all'altezza dell'orecchio sinistro, il "Santo" all'altezza dell'orecchio destro) , se va bene continueranno a farlo in modo scimmiesco;
6. Ai funerali ormai è usanza applaudire più che segnarsi davanti al passaggio del feretro;
...

Ebbene, dopo tutto questo, qualcuno osa rimanere sorpreso dalla sentenza della massonica Corte Europea?
Si tranquillizzi, ciò che sta succedendo è già successo, di che preoccuparsi?

«Oggi il Cristianesimo sembra essere vittima della medesima "intolleranza" che abbattè le vestigia del paganesimo. E come allora le statue pagane uscirono dai luoghi simbolo dell'Impero Romano perchè sopraffatte dalla luce raggiante del Cristianesimo, così oggi i crocifissi sono cacciati dai luoghi pubblici della nostra misera Italia in nome di un oscurantismo razionalista e posticciamente umanitario».
[Leggi tutto]

Quello che non sa chi esulta alla sentenza, è che si tornerà ad avere le statue pagane nei luoghi simbolo, mentre la "luce raggiante del Cristianesimo", si ridurrà alle "catacombe", per poi uscire di nuovo, quando fuori non ci sarà altro da fare che ricostruire. (1)

Quello che non sa chi esulta alla sentenza, è che questo è già successo. Proprio di fronte al Crocifisso, quello di carne. Lo si è schernito, preso in giro, ignorato, disprezzato, ferito, oltraggiato, nascosto, sepolto.
Niente di nuovo per il Crocifisso.

________________________
Note
:
(1) «Benedetto non affrontò da arrabbiato la fine dell’impero, non protestò perché il mondo non era cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l’immoralità dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che divenne attraente per tanti. E fu l’albore di un mondo nuovo, piccolo quanto si vuole - quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente concreto che l’opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e ha trasformato l’Europa, umanizzandola», J. Carron, "Il Natale e la speranza", La Repubblica, 23 dicembre 2008.
 

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categoria:cronache
martedì, 03 novembre 2009
Oggi ci soffermiamo su tre cose.
Abbiamo letto questo articolo:

«È stato più difficile per me lasciare il nord Uganda che l’Italia. Sembrava poi che me la svignassi, per sfuggire alla guerra, alle rappresaglie, nel periodo più buio. Ma la vocazione era alla fraternità, la fedeltà a un carisma, non a un luogo geografico. Questo ho spiegato alla mia gente. Non avete fatto domanda per avermi. Ora Chi mi ha mandato mi vuole da un’altra parte».
[Leggi tutto]

 E visto questo filmato:
 

 

[L'ultimo ponte from Fraternità san Carlo on Vimeo].


La terza cosa è molto più banale. 
Oggi era una bellissima giornata. Una luce tersa come non la si vedeva da tempo in questo luogo di afa e di nebbie che avvolgono sempre tutto in una luce opaca e bianca. Ebbene, in queste strade di foglie gialle fradicie, una luce nuova sembrava rinnovare il tutto. Ma non crediamo di allontanarci di molto dalla verità se diciamo che in pochi lo avranno notato. Eppure c'era. E tutto era illuminato in un modo diverso da quella luce splendente. È come quello che succede in Uganda o a Taipei. Una luce risplende rinnovando tutto, illuminando la realtà con una nuova "prospettiva", ma pochi se ne accorgono tra strade, battaglie (reali e di vita), confusioni e rumori.
La luce c'è, così, in una giornata di inizio novembre, mentre ieri nel diluvio mai ce lo saremmo aspettati. 

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categoria:silenzi
lunedì, 02 novembre 2009

Trent'anni. Tanti sono passati da quando il Nobel per la pace fu assegnato a Madre Teresa di Calcutta. Rileggevamo alcune frasi del discorso che tenne ad Oslo:

«We are talking of peace. These are things that break peace, but I feel the greatest destroyer of peace today is abortion, because it is a direct war, a direct killing - direct murder by the mother herself. And we read in the Scripture, for God says very clearly: Even if a mother could forget her child - I will not forget you - I have carved you in the palm of my hand. [...] And this is what is the greatest destroyer of peace today. Because if a mother can kill her own child - what is left for me to kill you and you kill me - there is nothing between».
[Leggi tutto]
[Guarda e Ascolta]

Se oggi, nel 2009, il premio Nobel per la pace viene dato a chi non ostacola il "greatest destroyer" della pace, anzi lo appoggia con finanziamenti, ci chiediamo se quel Nobel del 1979 era sincero o non piuttosto "ruffiano".

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categoria:silenzi
sabato, 31 ottobre 2009
Ci sono alcuni santi che al solo pensiero della vita che hanno fatto ci fanno impallidire. Troppo audace la loro fede, troppo alta la loro missione, troppo lontano il loro esempio.
Uno è san Francesco, che quasi ci scoraggia a portarlo come esempio ai giovani. È impossibile da imitare. Un altro è Charles de Foucauld. Uno che se ne è andato a vivere da solo nel deserto; solo? No, no, volevamo dire in compagnia della sola Eucaristia. Un'altra, inarrivabile, è Madre Teresa. Ero ragazzina quando la vedevo in qualche Tg, in qualche servizio televisivo. E tutti ad onorarla, tutti che ascoltavano ammirati questa donnina, "una matita nelle mani di Dio", disse di sé. A me pareva così... Lontana. Appunto, inarrivabile. E, a parer nostro, appariva così a tutti noi, poveri tiepidi. Perché la credevamo capace di parlare con Dio a tu per tu, mentre noi no.

Al termine della lettura di "Madre Teresa - La notte della fede", di Renato Farina, Madre Teresa ci appare molto più vicina. 
Umana non "santa".
Questo perché per gran parte della sua vita, e proprio quando si è scelta la parte "peggiore", quella dell'assistenza ai derelitti, è stata immersa in un buio profondo. Niente luce, niente dialogo, niente.
Pur rendendo concreto che più concreto non si può la Carità, lei era come noi ci sentiamo spesso, come noi siamo spesso.
Era una di noi, non un angelo caduto sulla terra per sbaglio. Non un alieno. Una donna sì straordinaria, ma alla quale, nella sua straordinarietà, è stato chiesto di vivere completamente la sua umanità. Non è stato tolto nulla della sua umanità.

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categoria:libreria
giovedì, 29 ottobre 2009

«Roberta Serdoz [moglie di Marrazzo, ndr] spiazza tutti inventandosi una terza via: fa prevalere l’esigenza di restare vicino al marito. Non perché così impone il dovere coniugale, ma perché suo marito è — al momento — la parte debole. Perché lei ha deciso, in piena libertà, che in questo frangente la priorità non è lei stessa. E così facendo ha compiuto una vera scelta di emancipazione: si è emancipata persino dal bisogno di dimostrare la propria dignità. Ci ha rinunciato, sapendo di non esservi costretta».
[Leggi tutto]

Giulia Bongiorno in questa lettera scritta al Corriere esalta il comportamento di Roberta Serdoz, perché - dice - ha scelto di rimanere a fianco al marito, nonostante la turbolenza nella quale è stata scagliata a causa sua, nonostante - continua la Bongiorno - la necessità di affermare la propria dignità.
Siamo piacevolmente sorpresi di come un fatto semplice, rimanere accanto al marito nelle difficoltà, colpisca ancora positivamente le persone. Non sappiamo se siano volati piatti e bicchieri in casa Marrazzo, non ci interessa. Interessa invece anche a noi, come alla Bongiorno, la scelta pubblica di una moglie di rimanere accanto al marito. Eppure. Eppure ci sorprende anche rimanere sorpresi da un gesto d'amore. Sì, amore, carità, Carità. Rimanere accanto alla persona amata nel momento del bisogno, del buio, delle tenebre. Nonostante quella stessa persona abbia gettato anche te nelle tenebre. Ci sorprendiamo perché ci accorgiamo che è un fatto vero, che non aggiunge divisione a divisione.

postato da: quidestveritas alle ore ottobre 29, 2009 17:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:cronache